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Servizio Civile

Date del Battesimo nell’Anno Pastorale 2018-2019


ANNO 2018

 
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
         
Domenica
30
28
25
30

 

ANNO 2019

 
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
               
Domenica
27
24
28
26
30
28

 

 

 


IL BATTESIMO CI DONA LA VITA DI DIO

L’uomo ha sempre avuto bisogno di celebrare con riti i momenti più grandi e belli della sua vita. A differenza di tutti gli animali, nelle diverse religioni fin dalle più primitive, si è celebrata la nascita con preghiere e invocazioni, per chiedere l’aiuto di Dio. Gli uomini hanno sempre intuito che senza l’aiuto di Dio le sole forze umane non avrebbero potuto garantire una speranza vera ed un significato affidabile della vita.

Ma ora Gesù ci ha mostrato che Dio è presente nella storia e che essa non è in balia delle forze cieche del mondo. Cristo non solo si è incarnato, ma anche ora nei Sacramenti della Chiesa è sempre presente, perché è l’unico che ha vinto la morte. Così il Battesimo non è solo un ricordo della figliolanza divina, ma è l’incontro con Gesù, Figlio di Dio, il vivente: è lui che dona al nuovo nato la stessa vita divina.

Per questo il Battesimo ha come segno centrale quello dell’acqua. Essa non serve, innanzitutto, a lavare, a purificare, bensì è primariamente fonte di vita. Dio l’ha scelta, perché fosse il segno della sua vita divina che viene comunicata ai battezzati.

In tutti i sacramenti Gesù vivente agisce, ma il Battesimo è la “porta” di tutti gli altri, perché attraverso di esso si entra nella vita di grazia. Per questo la liturgia lo chiama «porta della nostra salvezza, inizio della vita in Cristo, fonte dell’umanità nuova» (Prefazio del Battesimo).

È bene sottolineare anche come nel corso del Battesimo sarà chiesto che nome porterà il bambino, ad indicare proprio la sua unicità, il suo essere prezioso agli occhi di Dio, Colui che chiama ciascuno per nome. Il “nome” secondo il messaggio biblico, indica l’essenza stessa della persona. Il Battesimo ci rivela che Dio stesso conosce il “nome” di ognuno di noi e che, per questo, ci prepara per la felicità e per la vita eterna, per vivere sempre nella comunione del suo amore. È significativo anche ricordare ai genitori che il loro bambino porta il nome di un santo, che pregherà sempre dal cielo per il nuovo nato. Potranno anche accennare loro al valore dell’onomastico, eventualmente preparando una breve scheda con la storia del Santo o della Santa di cui il bambino porta il nome.


IL MISTERO DELLA VITA

Una nuova nascita pone i genitori dinanzi al “mistero” della vita. Quel bambino, custodito per nove mesi nel grembo della madre e poi venuto alla luce”, da dove viene? Essi già lo amano, anche se appena lo conoscono, e sarebbero disposti a tutto per lui. La nascita di un figlio rimette in moto nel cuore dei genitori “lo stupore”. Quella creatura è meravigliosa, è viva di una vita che supera ogni attesa, ma insieme è debole e fragilissima. Anche i primi segni da interpretare, il pianto, una smorfia, un sorriso, attirano tutta l’attenzione, facendo percepire il mistero della vita che si manifesta nella semplicità e nella grandezza della crescita del neonato.

La maternità suscita nei genitori la consapevolezza che quella nascita ha un significato spirituale, non è semplicemente frutto di un meccanismo chimico-biologico. Spesso i genitori non trovano le parole per esprimere questo e si stupiscono meravigliati: «Come è possibile che lo abbia fatto io questo bambino?» Con questa domanda mostrano di aver intuito che Dio non è estraneo alla nuova nascita, anzi che Egli l’ha voluta per primo.

Tra tante domande emerge la consapevolezza che la loro vita è ormai irrevocabilmente diversa da come era prima. Dove trovare forza, fiducia e speranza per essere genitori all’altezza del proprio compito? Guardando al futuro si accorgono subito che niente è garantito: come essere certi che quella nascita è una benedizione che non deluderà?

Dietro questi interrogativi, che sono già implicitamente domande di fede, ve n’è uno che li racchiude tutti: qual è il senso di questa nuova nascita? Ogni uomo vive da sempre lìinterrogativo sul significato della propria esistenza, ogni volta che pensa alla propria nascita ed al proprio destino. Ma ora da genitori questa domanda è elevata al quadrato, perché si interrogano non solo sul mistero della propria vita, ma ancor più sul destino di quella del loro bambino.


IL PADRINO E LA MADRINA

Secondo la tradizione della Chiesa i padrini sono membri della comunità cristiana che presentano colui che deve essere battezzato, e lo accompagnano nel suo itinerario di formazione.

Nel rito del Battesimo per i bambini il padrino e la madrina si affiancano ai genitori per manifestare la presenza della Chiesa-Madre che presenta e accoglie i suoi nuovi figli. Essi hanno il compito di collaborare con i genitori affinché il bambino possa giungere ad una personale professione della fede e la possa esprimere nella realtà della vita. Sempre sono comunque tenuti a dare una chiara testimonianza di fede.

Proprio per questo loro ruolo ecclesiale, che amplia in senso spirituale la famiglia del battezzando, i padrini non possono essere i genitori (Cf Codice di diritto canonico, 874).

Carissimi genitori, L’educazione cristiana dei figli è una realtà difficile. Nessuno, da solo, è in grado di provvedervi pienamente. Un bellissimo proverbio africano dice che “per educare un bambino occorre un villaggio intero”!

La responsabilità che avete come genitori vi porta continuamente ad interrogarvi: “Avremo la forza di testimoniare il Signore? Troveremo le parole giuste per farlo amare ai nostri figli? Avremo una carità sufficiente perché anche i nostri figli possano imparare a viverla?”

È a motivo della coscienza di questa serietà del compito educativo che un’antichissima tradizione della Chiesa vuole la presenza dei padrini a fianco dei genitori.La Chiesa ha sempre visto nei padrini e nelle madrine gli aiuti di cui il bambino avrà bisogno nei momenti sereni e di gioia o al sorgere del dubbio, dello scoraggiamento o della tentazione di ritenere troppo difficile il cammino della sua fede. Certo essi non basteranno: è tutta la Chiesa, infatti, ad essere madre nella generazione alla fede dei nuovi battezzati. Ma certamente ai padrini è riservato un compito importante.

Potete scegliere un padrino ed una madrina, ma anche un solo padrino o una sola madrina. Debbono avere una fede cristiana provata, perché possano venire in aiuto di quella del bambino.

La Chiesa chiede per loro dei requisiti importanti come segno di questa fede cristiana provata:

– Devono aver compiuto 16 anni

– Devono essere stati battezzati, cresimati e aver ricevuto la prima Comunione.

– Se sono sposati, devono essere sposati in chiesa, quindi non conviventi o divorziati risposati.

I non cresimati e coloro che vivono in una condizione irregolare non possono essere padrini, perché appartiene al loro compito proprio quello di aiutare un giorno i bambini a comprendere cosa sono la Cresima ed il Matrimonio cristiano. Questo non implica un giudizio sul cuore di queste persone. Solo Dio conosce fino in fondo l’animo dell’uomo. Ma il bambino non ha bisogno solo di persone che abbiano un cuore buono: deve crescere anche nell’amore ai Sacramenti ed, un giorno, prepararsi a scelte di amore irrevocabile ed ha bisogno di persone che gli siano testimoni in un mondo così confuso proprio su questi temi.

L’invito che desideriamo farvi è di sceglierli tra coloro che vivono una fede vera, un amore al Signore ed alla Chiesa, nella fierezza di essere cristiani, perché è in questo che dovranno aiutare il bambino.

Una volta scelti, saranno gli stessi padrini o madrine a recarsi dal sacerdote della loro parrocchia. Questi farà loro firmare la promessa dell’impegno che si assumeranno su di un documento che si chiama Documento di idoneità dei padrini.


PERCHE’ LA CHIESA ESORTA I GENITORI A BATTEZZARE I BAMBINI

E’ una domanda fondamentale specialmente in questa società in cui si parla di libertà di coscienza, oppure si vive una fede tiepida, o ancora, si condividono scelte etiche a volte in dissonanza con il Vangelo.

Alla fine rimane la questione decisiva se sia bene battezzare i bambini o non sia meglio che decidano loro in età adulta. È importante sollevare tale problema anche dinanzi a chi ha già deciso per il Battesimo, proprio perché in un contesto di nuova evangelizzazione le grandi questioni che tutti si pongono debbono ricevere una risposta convincente.

Così il Papa Benedetto XVI ha illuminato tale problema: l’interrogativo sul Battesimo dei bambini mostra «che non vediamo più nella fede cristiana la vita nuova, la vera vita, ma vediamo una scelta tra altre, anche un peso che non si dovrebbe imporre senza aver avuto l’assenso del soggetto. La realtà è diversa. La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o no; a nessuno può essere chiesto: “vuoi essere nato o no?”. La vita stessa ci viene data necessariamente senza consenso previo, ci viene donata così e non possiamo decidere prima “sì o no, voglio vivere o no”. E, in realtà, la vera domanda è: “È giusto donare vita in questo mondo senza avere avuto il consenso – vuoi vivere o no? Si può realmente anticipare la vita, dare la vita senza che il soggetto abbia avuto la possibilità di decidere?”. Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono. Solo l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita. E perciò il Battesimo come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del “sì” di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l’anticipazione della vita. Quindi, il Battesimo dei bambini non è contro la libertà; è proprio necessario dare questo, per giustificare anche il dono – altrimenti discutibile – della vita».

Il Battesimo garantisce al bambino l’amore di Dio e quindi che la vita sarà comunque bella ed eterna: senza questa certezza, la scelta dei genitori di far nascere un bambino senza poter chiedere il suo consenso, mancherebbe di una base veramente solida. Da soli non potrebbero garantirgli che la sua vita sarà comunque una benedizione e lo esporrebbero, comunque, a dovere un giorno affrontare la sofferenza e la morte, senza potergli proporre una speranza affidabile. Generare vuol dire, invece, promettere che la vita avrà un significato, perché la mano paterna di Dio la guiderà. Alla vera questione radicale: «Perché avete generato un bambino e siete convinti che questo sia un bene?», la fede cristiana ci fa rispondere: «Perché crediamo nel Battesimo che intendiamo donargli e, con esso, abbiamo la certezza che il nostro bambino è figlio di Dio. Poiché è figlio di Dio, la sua vita sarà comunque, qualsiasi cosa accada, una benedizione».


PROPOSTE OPERATIVE

 

 

 

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